Ricordo ancora le parole di mio padre quando ero piccolo:
«Se una persona adulta ti rimprovera perché hai sbagliato, ascolta, accetta il rimprovero e porta rispetto».
Oggi sembra che tutto questo sia diventato un ricordo lontano. Viviamo in una società in cui troppi genitori preferiscono fare gli amici dei propri figli anziché educarli. A 11 anni già fidanzati/e portati/e in casa, ragazzini e ragazzine che fumano queste benedette IQOS ovunque, senza il minimo rispetto per chi hanno intorno. Rispondono male agli adulti, provocano, fanno dispetti e si sentono intoccabili. Perché? Perché sanno che, qualsiasi cosa facciano, ci sarà sempre un genitore pronto a difenderli, anche davanti all'evidenza.
Angeli dentro casa, diavoli fuori.
E guai a chi osa rimproverarli! Una volta, se un adulto raccontava ai tuoi genitori che ti eri comportato male, tornavi a casa e dovevi dare spiegazioni. Oggi, troppo spesso, è il genitore che va a chiedere spiegazioni all'adulto che ha osato richiamare suo figlio.
Non sto dicendo che una volta fosse tutto perfetto, né che tutti i giovani siano maleducati. Ma una cosa è certa: abbiamo confuso la libertà con il diritto di fare quello che ci pare.
Il rispetto non si compra, non si insegna con uno smartphone in mano e non si costruisce giustificando ogni comportamento. Essere genitori significa anche saper dire NO. Significa educare, mettere regole e insegnare che nella vita esistono dei limiti. Perché i figli non hanno bisogno di genitori che li difendano sempre e comunque. Hanno bisogno di genitori che insegnino loro a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
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